| Sotto la tenda - Vi racconto il mio Marocco |
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Suggestioni e racconti di un attore marocchino che ripercorre con i bambini i ricordi, gli oggetti e la storia di un mondo che si ricompone per un momento...sotto una tenda. Dialogo recitato e condiviso con il gruppo ospite, immergendosi in suoni e profumi di una casa immaginaria. Regia: Mario Gumina - Attore: Abderrahim El Hadiri Genere: Teatro d'attore con oggetti Fascia detà: Materne - Elementari - Medie Inf. Rientra nel progetto interculturale Dal n. 1/1999 di AFRICA I BERBERI: UN POPOLO DI UOMINI LIBERI di Domenico Bosa Ribellandosi ad una denominazione storica peggiorativa, le popolazioni berbere dellAfrica nordoccidentale trovano nella coscienza della propria identità culturale lispirazione per rivendicare un posto adeguato nella vita dei paesi che hanno contribuito a sviluppare. Chi segue le travagliate vicende del Maghreb, cioè dei paesi più occidentali dellAfrica del Nord (Tunisia, Algeria, Marocco, Mauritania), si imbatte spesso in notizie che si riferiscono ai Berberi, alle rivendicazioni riguardanti la loro cultura, la loro lingua, il loro posto nella vita dei rispettivi paesi. La componente berbera è un dato caratteristico proprio a questi paesi del mondo musulmano. E una peculiarità che interessa anche lemigrazione che da questi paesi arriva in Europa, specialmente in Francia, ma anche in Italia e Spagna, dove non sempre lopinione pubblica è avvertita della grande varietà etnico-culturale che presenta il mondo islamico.Vogliamo qui offrire, senza nessuna pretesa di completezza, alcuni elementi riguardanti le popolazioni berbere del Maghreb e di alcuni paesi del Sahel. Un popolo disperso "Berberi" è il termine generico col quale si designano alcuni gruppi etnici minoritari del Maghreb, che presentano comuni elementi linguistici, di una lingua differente dallarabo, ed anche comuni tratti culturali. Il termine "Berberi", dal greco "Barbaroi" e dal latino "Barbari", denominazioni attribuite, non senza una punta di disprezzo, da greci e romani, alle popolazioni al di fuori dellarea ellenistica, fu usato nel mondo arabo per designare le popolazioni incontrate nellAfrica del Nord durante le "futuhat" (incursioni, conquiste) arabe del VII e VIII secolo. Se i Berberi costituissero la sola popolazione autoctona dellAfrica nordoccidentale fin dai tempi antichi o si affiancassero ad altre (Libici, Numidi, Getuli ecc.), sulle quali abbiano preso il sopravvento ad un certo momento della storia, non si conosce per certo. Si sa invece, che tutta la regione, prima della conquista araba era stata colonizzata, ma in maniera diversa per durata, ampiezza geografica e penetrazione culturale, da vari popoli: Fenici (Punici), Greci, Romani, Vandali, Bizantini...Le varie invasioni hanno causato una dispersione di queste popolazioni su territori vastissimi, di modo che oggi se ne possono trovare gruppi in regioni diverse del Nordafrica, specialmente in Algeria e in Marocco. In Algeria, su 30 milioni di abitanti, il 20 % si dichiarava, nel 1989, di madre lingua berbera: sarebbero, quindi circa 6 milioni. Il gruppo più consistente è formato dagli abitanti della Cabilia, regione montagnosa ad est di Algeri fra le province di Algeri e di Costantina. Accanto ai Cabili sono da ricordare gli "Scavi" che abitano nella zona montagnosa dellAurès (500.000) e i "Mzabiti", abitanti nelle oasi sahariane del Mzab (100.000). Berbere sono le popolazioni Tuareg, che vivono da nomadi nel Sahara, in territori che appartengono al Niger (circa 500.000), al Mali (300.000) allAlgeria (20-30.000), alla Libia (50.000), al Burkina Faso (30.000).In Marocco il 40 % della popolazione è di lingua e discendenza berbera (statistiche del 1989), cioè circa 12 milioni, raggruppati in tre grandi zone, contraddistinte da parlate differenti: il dialetto "rifis" nel nord, il "tamazight" nellAtlante centrale e nel grande Atlante e la zona del dialetto "scitico" nel sud e sudovest. Nella grande varietà di dialetti, gli studiosi hanno individuato un vocabolario di base ed una grammatica comuni. Secondo questa lingua, chiamata generalmente "tamazight", queste popolazioni vengono chiamate "Imazighen" (uomini liberi, sing. Amazigh), europeizzato in "Masiri", mentre il termine Berberi viene oggi ripudiato, per la sua connotazione peggiorativa. La terminologia è soggetta a innovazioni e incertezze, dovuti al clima di rivendicazione culturale. In lingua masira il Nordafrica verrà chiamato "Tamazgha", la terra dei Masiri. La lingua ha conosciuto ed usato anche una scrittura basata sullalfabeto "tifinagh", ancora adoperato dai Tuareg, e della quale si sono scoperti, nella zona dellAtlante, monumenti risalenti al VII secolo a. C. Ricchezza di culture Prima della conquista araba il Nordafrica conobbe un valido sviluppo culturale e politico ad opera dei Romani, a partire dal II secolo a. C., arricchito da un notevole apporto cristiano, dal II secolo dopo Cristo. Ma non sappiamo con molta esattezza quanto la cultura romana e cristiana siano penetrate fra le popolazioni rurali autoctone.La conquista araba dei secoli VII e VIII incontrò la strenua opposizione dei Berberi, sempre gelosi difensori della propria indipendenza. Essi adottarono lislam, ma non senza difficoltà, almeno nei primi secoli della conquista. Lislamizzazione di tutto il Maghreb non venne compiuta che verso il secolo XII, durante le dinastie berbere degli Almoravidi (1056 - 1147) e degli Almohadi (1130- 1269). Ma cospicui territori, situati in luoghi di difficile accesso, pur accettando la religione musulmana, rimasero fedeli alla cultura e alla lingua berbera e offrirono un rifugio a movimenti religiosi ed a sette in opposizione al califfato sunnita, come i Kharigiti, gli Sciiti ed altri. Così si costituirono gli insediamenti kharigiti nelle oasi sahariane del Mzab, e i rilevanti insediamenti berberi nelle montagne della Cabilia e dellAures e nel lontano Marocco occidentale.La situazione culturale e linguistica del Maghreb determinata dalla conquista araba rimase essenzialmente la stessa per secoli, fino alla conquista europea (Algeria 1830, Tunisia 1880, Marocco 1912), e anche durante il periodo coloniale. Tensioni, confronti, aspirazioni di un lontano passato si sono ripresentati, quindi, nella situazione attuale e collindipendenza hanno trovato un terreno più consono allaffermazione di diritti conculcati o di aspirazioni ignorate per secoli. I Tuareg Il problema delle minoranze berbere si è presentato particolarmente acuto nei territori berberi algerini della Cabilia e dellAures e nei territori sahariani abitati dai Tuareg.I popoli Tuareg hanno attraversato una profonda crisi, dovuta a diverse cause: essenzialmente una crisi di identità, dovuta allirrompere della modernità in un mondo basato sul nomadismo, il trasporto a dorso di cammello, lallevamento. Negli anni 50 i mezzi meccanizzati, i "camion", hanno preso gradualmente il posto dei cammelli per il trasporto delle merci, mettendo in crisi anche lallevamento degli animali.Negli anni 60 lindipendenza dei paesi saheliani, del Niger e del Mali in particolare, con la conseguente definizione delle frontiere, divideva forzatamente la comunità tuareg, abituata a comportarsi come un tutto omogeneo, in gruppi minoritari allinterno di due, tre diversi stati moderni, con difficoltà enormi per la propria identità culturale e linserimento nella vita nazionale. Negli anni 70 -80 gravi e ripetute carestie colpirono tragicamente la popolazione già provata. Su tutto questo sfondo è venuto ad inserirsi un insieme di rivendicazioni, di prese di coscienza della propria identità etnico-culturale, animato da movimenti politico-militari, che ricorsero alla violenza armata, provocando a loro volta dure repressioni, fughe di popolazioni, ed impressionando sfavorevolmente lopinione pubblica. Solo nel 1995 il Niger, ed il Mali riusciranno a concludere un accordo di pace con i rispettivi movimenti tuareg, mettendo fine a un lungo periodo di violenze e di repressioni ed avviando anche una certa integrazione dei Tuareg nella vita nazionale ed un riconoscimento della loro lingua e cultura. La Cabilia Più complesso è il problema berbero allinterno dellAlgeria, dove si inserisce in un insieme già difficile e complicato per la lotta dellintegralismo islamista. La Cabilia, la sua popolazione berbera numerosa, laboriosa e tenace, con lindipendenza raggiunta nel 1962 si attendeva dal nuovo stato algerino un riconoscimento della propria lingua e cultura ed un peso politico proporzionato al pesante contributo di sangue pagato per la causa nazionale, durante la guerra. Ma nellAlgeria di Ben Bella e di Boumedien prevaleva il centralismo politico-culturale-religioso sanzionato dalla prima Costituzione, che proclamava lIslam religione di stato, larabo lingua nazionale, il Fronte di Liberazione Nazionale (Fln) sola forza politica riconosciuta. Si incominciò presto ad attuare una politica culturale e linguistica filoaraba. Per attuare larabizzazione della scuola primaria si importarono specialmente dallEgitto un centinaio di insegnanti arabi, mentre nelluniversità di Algeri si aboliva la cattedra di lingua berbera, istituita nel 1962.Perfino il nome della Cabilia scomparve dalla geografia e dallamministrazione algerina, sostituito con la designazione "Wilaya (provincia) di Tizi Ouzou".Le forze politiche escluse dal potere o comunque tenute in secondo ordine, tentarono di ribellarsi, di rovesciare la situazione, rovesciando gli uomini al potere. Mohammed Boudiaf tentò di spezzare il monopolio del Fln con la fondazione del "Partito della rivoluzione socialista", messo immediatamente fuori legge. Nel 1963 Hocine Ait-Ahmed, cabilo, fondò il movimento "Fronte delle Forze Socialiste" (Ffs), che assumeva le aspirazioni del popolo cabilo e che si prefiggeva di rovesciare Ben Bella, con il concorso di ufficiali e combattenti cabili. Era una vera ribellione politico-militare, la quale tuttavia non riuscì ad avere lappoggio di altre regioni algerine, alle quali probabilmente il progetto dovette sembrare troppo cabilo, e perfino secessionistico. |
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